mercoledì 1 novembre 2017

It's NaNoWriMo time!





NaNoWriMo (National Novel Writing Month), una sigla che scrittori e scribacchini associano a pianti disperati, dosi elevate di caffeina e polpastrelli consumati sulle tastiere di tutto il mondo.  Perché il NaNoWriMo è un evento in cui si scrive – o, almeno, ci si prova – per l'intero mese di novembre, con l'obiettivo di arrivare a 50 000 parole. Semplice, certo. Finché non arriva il primo giorno del mese. E allora via con pianificazioni, trame, improvvisazioni, magari seguendo i consigli di scrittori più o meno celebri che, con i loro Pep Talks, tentano di motivare noi poveri comuni mortali.

Perché sottoporsi a questa tortura, quindi?

Perché l'energia del NaNoWriMo è unica: si incontrano virtualmente altri scrittori, ci si confronta, si rimboccano le proverbiali maniche e si scrive più di quanto non si farebbe normalemente, soprattutto se non si ha una routine collaudata. Alla fine di novembre, che si vinca questa sfida con se stessi o che si scrivano poche migliaia di parole, sarà comunque una grande soddisfazione averci provato.
Noi del Bitchy vi terremo compagnia sul gruppo facebook con le nostre disavventure! 
Ecco da dove partiamo...





Perché hai deciso di partecipare al NaNoWriMo? 
 
Anathema: Perché è una spinta non indifferente, soprattutto quando non sei da sola ad affrontarlo. Il tempo quando si lavora è sempre poco, spesso si è stanchi, spesso si ha milioni di altre cose da fare, spesso il cervello sputa fuori altre ottantacinque storie da scrivere quando le altre non sono ancora finite... quindi prendo i NaNo, come i vari Camp che ci sono durante l’anno, come punto di riferimento per mettermi sotto e dire: “No. Adesso finisco questa storia.”

Amelia: perché non scrivo narrativa da più di 15 anni e vorrei riprendere. Non ho alle spalle nessuna esperienza strutturata di scrittura narrativa e voglio vedere se sono capace.
 
Cassandra: Principalmente per riprendere a scrivere. Voglio sfruttare l’entusiasmo e i vari gruppi di supporto per darmi e rispettare un obbiettivo.

Donnie: Dopo l'esperienza positiva dell'anno scorso non credo di poter più rinunciare al NaNoWriMo! Ok, d'accordo, 16 000 parole non sono tante, ma ho conosciuto persone che ora sono mie consolidate compagne di scrittura e ho capito – dai miei sbagli – come affrontare questo novembre.

Morgana: Per provare a scrivere qualcosa di diverso dal solito, a cui altrimenti non dedicherei lo stesso tempo, e per provare l’esperienza di buddy-writare (e piangere, ovviamente) in compagnia.
 
Quali sono le tue aspettative e i tuoi obbiettivi?

Anathema: Mi aspetto di piangere e delirare con la faccia spalmata sulla tastiera, questo è sicuro! Il mio obiettivo al momento è semplicemente farlo. Mettermi lì, più ore possibile, e buttare giù tutto quello che ho nella testa, senza lasciarmi condizionare dall’editing, mio acerrimo nemico.

Amelia: di disperarmi e ripetermi che tutto fa schifo, ma spero di avere qualcosa in mano alla fine.

Cassandra:  Pochi. Nel senso: non pretendo davvero di scrivere un romanzo, o del materiale utilizzabile. Voglio imparare dall’esperienza, quindi vedere cosa va e cosa non va quando scrivo una scena, come strutturare una storia a lunga durata e, appunto, divertirmi nel farlo. Voglio prenderla come una cosa per me, quindi devo buttare via tutte le scuse del ma è brutto, ma è poco originale, ma nessuno lo leggerebbe – tanto lo leggo io, stop.

Donnie: l'obiettivo è finire la prima bozza di un romanzo che sto riscrivendo. Ebbene sì, l'idea mi è sempre piaciuta, ma risale a molto tempo fa e ha bisogno degli strumenti che ho raccolto in questi anni di esperienza per essere rimessa a nuovo.

Morgana: Ho provato il NaNo una volta in passato ma non è andato molto bene, perché l’obiettivo era troppo alto e andavo in ansia ogni volta che non producevo abbastanza. Quindi quest’anno mi sono data l’obiettivo più realistico di scrivere un racconto breve, mettendomi anche un po’ alla prova visto che è una forma che ancora non ho mai sperimentato.

Cosa fai/come ti comporti quando incontri il blocco dello scrittore? Hai una routine particolare (una sorta di piano in caso di emergenza) oppure utilizzi dei metodi diversi ogni volta?

Anathema: Non l’ho ancora capito bene, credo che vari da periodo a periodo. A volte basta la musica, a volte scrivere un’altra storia mi fa venire voglia di tornare su quella... di solito comunque sono le canzoni. Sento una musica o un testo che mi fa catapultare letteralmente nella storia e bam, ho voglia di scriverla.

Amelia: di solito abbandono tutto per periodi medio lunghi, prendo note sparse, scrivo 10 righe su fogli volanti e poi rimane tutto lì.

Cassandra: Di solito scrivo e basta, mi ci costringo. Avere un outline sicuramente aiuta, così come sapere quali progressi devi fare con quella scena, quale parte della storia devi narrare etc. Cerco di rimanere razionale il più possibile. Se non funziona, mi dò un giorno di pausa, leggo, penso ad altro. Qualcosa succede. Se non succede, mi sforzo di farla succedere. Mai essere schiavi dell’ispirazione.

Donnie: Ho scoperto, complice il NaNoWriMo dello scorso anno, che una buona pianificazione – per quanto blanda e libera – mi aiuta a non trovarmi davanti alla pagina bianca a dire "e adesso?" Con il tono disperato di chi è sull'orlo di un esaurimento. Inoltre parlare con altri amici scrittori mi motiva sempre molto. Infine creo immagini, disegni, copertine, per tenere vivo il mio rapporto con quello che sto scrivendo anche quando le parole proprio non ne vogliono sapere di uscire.

Morgana: Eh, dipende dal blocco. Se è blocco da “esaurimento dello scrittore”, mi prendo una breve pausa, faccio altro, leggo, ascolto musica. Se è blocco da “non so più come andare avanti”, mi metto giù ed esamino la storia, la situazione corrente di tutti i personaggi, e brainstormo come una pazza fino a che non trovo quel dettaglio dimenticato che mi fa capire come andare avanti. Ma la maggior parte delle volte il blocco mi viene perché sento che c’è qualcosa nella storia che “non va”, che sia una scena, un comportamento forzato, o un’ambientazione che non funziona, e a quel punto l’unica cosa da fare è capire qual è il vero problema, ideare soluzioni alternative fino a trovare quella che *funziona*, e piangere tutte le proprie lacrime se comporta dover cambiare cose già scritte. A volte ho dovuto buttare via interi capitoli già scritti ma poi la storia è filata una meraviglia.
 
Da uno al finale di Merlin, quanto piangerai durante Novembre?

Anathema: NON VOGLIO PENSARE AL FINALE DI MERLIN. Comunque sì... ci sarà parecchio da piangere.

Amelia: non voglio piangere! Voglio sia un’esperienza costruttiva!

Cassandra:  “Just hold me” può quantificare il numero di lacrime?

Donnie: Merlin. Decisamente Merlin. Molto, molto, molto finale di Merlin.  

Morgana: Più che piangere, rido. Istericamente.

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